La categoria del contratto come accordo ha ancora un senso? 🤔
Si può ancora parlare di un persistente valore della categoria? O è un desiderio ormai vano?
La letteratura giuridica gli orientamenti della giurisprudenza hanno avviato da tempo un’opera di demolizione della categoria, declinata in funzione di indicazioni numeriche (il “primo”, il “secondo” e il “terzo contratto”) e il vecchio concetto di contratto come “accordo tra due o più parti” ha, ormai, un primato meramente numerico (“primo contratto” per l’appunto).
Del contratto si è decretata, com’è risaputo, la morte (Gilmore, “La morte del contratto”).
Il contratto come accordo esiste solo sulla carta (l’art. 1321 c.c.). L’art. 1333 c.c. prevede l’alternativa: il contratto-promessa, il contratto unilaterale.
Si assiste, così, al passaggio dalla vecchia dogmatica del principio di tipicità delle promesse unilaterali (art. 1987 c.c.) al riconoscimento della generale vincolatività delle promesse unilaterali attraverso il varco dell’art. 1333 c.c.
Alcuni dei contratti più importanti sono unilaterali (mutuo, deposito, mandato).
Per non parlare del contratto trilaterale, al quale cioè partecipa anche il giudice: non invitato dalle parti, entra a gamba tesa nel contratto per riequlibrare le condizioni (si pensi alla riduzione dei canoni dei contratti di locazione stipulati durante la pandemia).
Insomma: contratto-promessa (o unilaterale), contratto-accordo e contratto trilaterale sono i nuovi volti di questa figura in cerca d’identità.
Ma non basta.
Le moderne tecniche di contrattazione-standard rendono la volontà dei contraenti un’illusione, i sempre più invasivi fenomeni di eterointegrazione del regolamento contrattuale hanno messo fine all’idea romantica delle parti che decidono in piena autonomia e le nullità speciali, dilaganti in ogni settore del diritto, cancellano la volontà dei contraenti.
Il contratto-accordo, ormai, è solo un ricordo sbiadito, rimpiazzato dal contratto unilaterale (deciso da una sola parte), eterointegrato (deciso dalle norme), manipolato (deciso dal giudice) e assediato (dalle numerose ipotesi di nullità generali e speciali).
È questa la nuova grammatica contrattuale.